Passo Vezzena

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Per la serie "Ritorno al Passato", rieccomi in mountain bike con un nuovo itinerario.
Partenza il venerdi, A4 Milano Venezia, poi la A22 fino a Rovereto Nord, Folgaria, Passo del Sommo, Lavarone e Passo Vezzena.
Un bel temporale mi accompagna lungo l'Adige, spero che non sia così per tutto il fine settimana.
Non ho fretta, in quattro ore da Bergamo sono a Passo Vezzena a quota1400 mt.
Smette di piovere, ho il tempo per fare una ricognizione a piedi prima che venga buio.
Non molto distante dal passo, superato un albergo e un pub si trova un forte della prima guerra mondiale, il Busa Verle. Mi trovo solo nella penombra accompagnato dal frinire dei grilli in un luogo dove solo 90 anni fa persero la vita centinaia di giovani italiani e austriaci. Si vedono ancora le buche delle numerose granate tutto intorno al forte. Mentre scende la sera faccio rivivere in me le parole del tenente Frescazzi, quasi da sentirmi spettatore di una vicenda che fu.
"La via è ancora ingombra di profughi. Troppo tardi, ci urlano con gli occhi velati di pianto. Asiago è distrutta, passando per le vie una casa parla, nel silenzio buio della sera. Un’ imposta si agita piano al vento e il cigolio del cardine arrugginito lamenta nella sera e nel silenzio delle cose morte. E' un gemito sempre uguale. Mi allontano. E la voce delle cose morte m'insegue."
Torno alla macchina già attrezzata a caravan per l'occasione; brandina, tendine e il posto dove passare la notte è sistemato. Molto più comodo e asciutto di una semplice tenda.
La notte e la mattina sono freschine, 8° e siamo a luglio. Mi è difficile lasciare il sacco a pelo bello caldo, aspetto i primi raggi di sole e l’amico Graziano che dovrebbe raggiungermi alle sette dalla sua casa di Trento.
Finalmente partiamo con destinazione Cima Ortigara, (non ci arriveremo per via delle infinite soste e deviazioni per ammirare il posto che è veramente stupendo). Percorro la strada fatta la sera prima, passiamo il forte Verle e ci dirigiamo verso la seconda fortificazione, di cima Vezzena, le indicazioni sono chiare, non si sbaglia, basta non prendere il sentiero della direttissima e stare sulla carrareccia.
La salita su sterrato ha una pendenza modesta, ma è abbastanza tecnica, ci si agita non poco per non mettere il piede a terra.
La fatica è comunque ripagata dalla vista a 360° che si gode dalla vetta che è anche il tetto del forte, la val Sugana con i laghi di Levico e Caldonazzo, le dolomiti, Cima Larici, Cima Mandriolo, Cima Undici, Cima Dodici, Passo Vezzena e Cima di Filadonna.
Si ripete la strada in discesa fino al bivio con l'asfalto e si prosegue in direzione est per malghe. Tra fiori, boschi e mucche al pascolo si arriva al rifugio Larici. Sosta pranzo. In quattro ore abbiamo fatto solo 20km.
In questo mondo dove si ha sempre fretta di fare tutto per qualcuno sembreranno tante, ma la novità e la bellezza del luogo ci impongono andature da bradipo. Penso che con un fare più allegro, sicuramente si dovrebbe stare sotto le due ore per arrivare sull'Ortigara.
Dopo mangiato ricomincia la salita, si tiene sempre la sinistra verso il passo Portule terza e ultima fortificazione della giornata.
La temperatura è frizzante anche nel primo pomeriggio, senza crema sono già rosso come un peperoncino anche se il sole va e viene.
Da qui all'Ortigara ci saranno non più di 15 km, ma decidiamo di tornare, vedendo che le mucche hanno finito il loro lavoro, sdraiate e cariche di latte, aspettano la mungitura, segno che la giornata volge al termine. Da un allevatore ci facciamo riempire le borracce di latte fresco dato che la zona è completamente priva d’acqua, a parte una fontana 300mt sotto il passo, non sempre funzionante.
Tornati al bivio del rifugio Larici si prosegue verso valle su un'ampia carrozzabile (okkio alle macchine) fino a incontrare la strada asfaltata che con una salita tranquilla ci riporterà al passo Vezzena, soddisfatti e pronti al pensiero di un’altra avventura.


   

(c) giancarlo ortobelli lozza / 2004