VAL DI DAONE: Itinerario delle Malghe

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"L'amore per la cultura e per le tradizioni popolari come un lampo entrano a far parte di me. Mi sento arricchito di una storia che non mi parla solo di date e sanguinosi avvenimenti del passato, di rinascite e ricostruzioni, ma pure della generosità e della sincera genuinità degli abitanti di queste preziose valli che credono nella loro terra e si impegnano giorno dopo giorno per proteggere e valorizzare il loro piccolo grande patrimonio. Entro in questo paese dove tutto, ora, mi sembra anonimo ma i miei occhi hanno subito catturato immagini di una natura che serba in sé ancora una rara bellezza ed il mio animo, rimasto incantato dalla semplicità delle comunità in essa cosi ben inserite, mi infonde una particolare serenità che, a quel ricordo, mi accompagna in ogni momento della giornata. Questo, per me, ha valore."

LA VALLE DI DAONE
"È il fiume Chiese il soggetto principale di una Valle, quella di Daone, profondamente incisa dalle sue acque meandriformi che, da libere e vivaci al loro nascere in breve si trasformano per mano dell'uomo in un lago prima e poi in un altro ancora per proseguire nel loro scorrere senza interruzione e, alimentate dalle numerosissime e spettacolari cascate che balzano dai versanti, giocano a nascondino attraverso strette gole per poi ricomparire creando eccezionali salti, riempiendo le cavità da esse stesse scolpite e dalle forme più curiose. Lo orna nella parte più alta una rigogliosa vegetazione caratterizzata da tappeti di rododendro e pino mugo che piano piano lasciano spazio nella parte inferiore ad un ricco sottobosco colorato dalla presenza di primule, delle azzurre genzianelle, dei rosei ciclamini e dei candidi bianchi mughetti.
Pedalando attraverso i rigogliosi boschi di faggi ed abeti sbucando di quando in quando su immensi prati fioriti si scorgono, in una cornice quasi da fiaba, incantevoli vecchie strutture in pietra e legno. Ecco che proprio attorno a loro, le malghe appunto, si costruivano in passato leggende che narravano l'origine dei loro nomi, quasi fossero state un tempo veri "giovanotti sani e robusti" e delicate "fanciulle". Ma chi più di loro può testimoniare un passato in cui l'uomo viveva un rapporto pieno con la montagna, fatto di difficoltà, povertà e sacrifici? Socchiudendo gli occhi, ancora si riesce ad immaginare l'intenso lavoro svolto intorno a questo piccolo mondo: la produzione del formaggio e del burro, ancora oggi praticata in alcune di queste malghe , lo sfalcio del fieno accompagnato dalle canzoni che attenuavano la fatica del lavoro... e tutt'intorno è silenzio, un silenzio che ci trasmette, come fossero uditi in lontananza, gli "antichi rumori" dei campanacci del bestiame all'alpeggio e i dolci suoni dei corni, di richiamo per il pascolo. Questo è l'itinerario delle Malghe 60 km duri ,ma che appagano.

Ciao alla prossima.

(Testo di Jeanne Cantini foto di Claudio Previtali)

   

(c) giancarlo ortobelli lozza / 2003